Onde grandi e piccole si propagano da e verso il centro.
Mille colori ed inedite forme nascono e muoiono continuamente in un buio sensibile e profondo.
Gli organi e le cellule vibrano sincronizzando forza e funzione con l’armonia del momento e per alcuni sacri attimi, come isole nel tempo, la mente, assoggettata da un fascino inevitabile, si confonde e tace.
La Musica mi salverà.
Categoria: atto interiore
Chiacchierando con Caronte
E chi ha voglia di dormire?
Sono fuori dal tempo a guardare come si scrive la storia.
Testimone dei fatti chiave.
Impaurita ma violentemente attraversata dalla Vita.
Spaventata dai bagliori di questa luce che pare rincorrermi.
Sempre più disinteressata al baratro degli inutili e nebulosi ripari.
E comunque incapace di orientarmi correttamente.
Perché non so cos’è corretto, veramente.
Chi diavolo ha voglia di dormire, con questo sangue rumoroso come un fiume in piena, con gli improvvisi vuoti che paiono, in un attimo, assorbire il mondo intero fino ad annientare me.
Ma come cazzo faccio ad essere anche un po’ felice in mezzo ad un dolore come questo?
Come si può trovare una quota di gioia in una profonda ferita?
Dovrei veramente farmi curare.
Ciò che conta
“NON VOGLIO SAPERE”
“Non voglio sapere quel che fai per sopravvivere.
voglio sapere per che cosa soffri,
e se sai almeno sognare di accettare la passione del tuo cuore.
Non voglio sapere le pene dei tuoi anni.
Voglio sapere se sai rischiare di sembrare matta per amore,
per i tuoi sogni, per l’avventura di essere viva…
Non voglio sapere quali pianeti sono in quadratura con la tua luna.
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se sei stata aperta ai tradimenti della vita
o se ti sei ritirata e chiusa per paura di ulteriore dolore.
Voglio sapere se puoi star seduta con il dolore, il mio o il tuo,
senza far niente per nasconderlo, o mascherarlo o immobilizzarlo.
Voglio sapere se puoi stare con la gioia, la mia o la tua;
se puoi danzare nascostamente nel silenzio
e lasciare che l’estasi ti riempia fino alla punta delle dita
senza ammonirti di stare attenta,
di essere realista, o di ricordarti le limitazioni dell’umano.
Non voglio sapere se la storia che stai raccontando è vera.
Voglio sapere se puoi deludere gli altri per essere vera con te stessa,
se puoi sopportare l’accusa di tradimento e non tradire la tua anima.
Voglio sapere se puoi essere fedele alla tua fede silente,
se sai vedere la bellezza anche nell’orrore di ogni giorno,
e se sai nutrire la tua vita della Sua presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il fallimento, il tuo e il mio,
e ancora ergerti sulla riva di un lago e gridare all’argento della luna piena, “SÌ!”
Non voglio sapere dove o come o perché vivi .
Voglio sapere se puoi continuare a vivere dopo un giorno di pena e disperazione
addolorata e ferita fino alle ossa, e fare ciò che c’è da fare…
Non voglio sapere se sei felice o no, se lo sono o no.
Voglio sapere se sai stare al centro del fuoco insieme a me e non ti ritirerai.
Non voglio sapere dove o cosa o con chi hai vissuto e vivi.
Voglio sapere che cosa ti sostiene quando tutto il resto cade giù.
Voglio sapere se puoi stare sola con te stessa,
e se veramente ti piace la compagnia che ti dai nei momenti vuoti
di ogni presenza.”
(di Orso che Danza – copiato tempo fa dalla rivista FioriGialli)
I colori della Vita
Nero. Come la terra, l’oscurità, la morte, il disfacimento, il freddo.
Rosso. Come il sangue, l’emozione, la nascita, l’amore, la ferita, il calore.
Bianco. Come il seme, le ossa, la luce, la rinascita, la sintesi di tutto ciò che esiste.
Abbondo dei primi due. Aspiro al terzo.
Pasqua 2011
Quest’anno mi tocca la parte dell’agnello.
Evoluzione
Il pretesto dell’evoluzione come arma letale.
La correzione degli errori con una lama, senza anestesia
Dare un pugno in faccia e ricevere una lancia nel petto.
Il sanguinamento che non smette.
La sproporzione che stride e nasconde altre istanze.
Il giudice che predica il non giudizio.
Fosse crescita sarei contenta.
Ma così io torno indietro.
Non permetterò a nessuno di vanificare le mie faticose salite,
facendomi cadere e rotolare indietro di mille passi.
Al cielo degli Dei salirò SOLO quando avrò sviluppato le ali.
Non voglio certo cadere dal ramo anzitempo e schiantarmi giù,
su di una Terra così dura da sembrare granito.
La Quaresima
Una volta c’era la Quaresima.
Per esserci, ci sarebbe anche adesso. Ma non ce ne curiamo più.
Quella che mi pareva una tradizione obsoleta e per di più rivestita di cattolicesimo – nel momento in cui avevo il diavolo in corpo – suscitava in me l’istinto ribelle e la totale negazione di ciò che era stato fino ad allora e che fino ad allora mi era stato caldamente consigliato se non imposto.
Invece.
Invece gli antichi avevano ragione.
Basta fermarsi in quella specie di silenzio sospeso, in quel momento di calma in cui l’attenzione si ritorce all’interno di quando, nel mezzo delle corse quotidiane, ci si ferma un attimo a fare il punto della situazione.
Dove sono, cosa sto facendo, come mi sento, adesso?
Adesso c’è la Quaresima.
Adesso sento la Quaresima.
Il senso della pulizia di sé, il bisogno di rinnovare la corteccia e raffinare la linfa, il lavaggio, la riduzione di complesse sovrastrutture, l’insalatina verde, l’acqua, l’aria aperta, il minimalismo organico, l’atteggiamento spartano, la strigliata del manto, lo sfogliare di strati, l’apertura al respiro.
Preparando il terreno.
Aspettando la fioritura.
Mare poco mosso
Conosco questo mio raro e benedetto momento di pseudo oblio.
Arriva da sotto e affiora sulla superficie della mia giornata.
Sale come una marea soffice ed ottundente, come un’enorme portata di panna montata, come la schiuma densa e profumata di un bagno cremoso.
E mi rende calma – pur se molto attenta – serafica.
La percezione è limpida ma i cannoni sono scarichi, il personale addetto a riposo e il comandante, calmo, quasi metodico, si limita a registrare ogni variazione di rotta con estrema precisione.
E’ uno stato dell’essere che assumo, dicevo, molto raramente.
Tanto raramente che non mi sento di interpretarne la motivazione, il vero fondamento.
Conosco solo la sua probabile origine e sento che la calma di oggi è un acciaio temprato dal fuoco più violento.
Una cosa che arriva “dopo”.
Va bè. Galleggio, fissa e appena mossa, come una boa al largo.
Si ha tempo quanto basta di guadagnare una certa distanza di sicurezza prima che un’ondata, strattonandomi forte, rompa la corda.
Nel caso di tale ipotetico avvenimento – qualcuno avesse dubbi – non andrò alla deriva.
Averci il pane
e non averci i denti.
Guardare in alto
ed essere bassi.
Voler piantare un chiodo
e brandire una piuma.
Cose così.
Mi piacerebbe
Svegliarmi in tempo per vedere l’alba
e cogliere quel silenzio vergine del primo mattino
e uscire di casa con già dentro una storia.