Sono questi i momenti (peraltro rari, devo dire) in cui mi manca un riferimento protettivo, consolatorio, comprensivo.
Mi manca l’unica persona della mia famiglia che aveva le palle.
Io non le ho a sufficienza.
Mi difendo con l’unica arma che possiedo: impegnarmi il più possibile ad essere vera, essere quella che sono senza appesantirmi di maschere, deviazioni e falsità di comodo. Per lo meno ci provo.
Ma i risultati non maturano per forza di cose in un ambito roseo e armonioso: diventa inevitabile una frattura che separa un mondo dall’altro.
Se per (far finta di) vivere in armonia devo far finta di essere quella che non sono, allora non ci sto. Non riuscirei nemmeno volendolo ormai.
Ho a che fare con gente che non sa quanto siano importanti le parole e le eventuali ferite che ne derivano.
Con gente che non sa quando è devastante il giudizio, quanto corrosiva la critica.
Prima di tutto per chi le fa.
Aspetterò. E sono già triste per il disastro che ne deriverà.
Un disastro dal possibile duplice aspetto: la morte di chi sceglierà di restare addormentato (ma l’incoscienza ne risparmierà la sofferenza) o il dolore del suo eventuale quanto improbabile risveglio.
Voglio dire, mica mi sono fatta il culo per niente.
Ma sono responsabile solo per me stessa.
Momenti duri.
E quindi ti vorrei qui. Ieri mi è anche scappata una richiesta, disturbandoti per “cose del mondo”. Che non ti appartengono più.
A pensarci però, sono felice che tu non ci sia in simili frangenti.
Ti dispiacerebbe da morire.
Ok niente. Buon percorso, come sempre.
Categoria: atto interiore
Resurrezioni (2)
In tre giorni e tre notti ho dormito un totale di 9 ore.
Senza contare la settimana precedente a questa.
Sono scomposta da giorni.
Sono interiormente a pezzi da tutto questo tempo e ieri pensavo di morirne.
Ora, a parte il sonno, ho la spinta di un vulcano in piena attività.
Direi che sono un mostro.
Agosto di quest’anno è l’Agosto più forte che io abbia vissuto, da che ho memoria. Anche se, si sa, la mia memoria fa spesso acqua da tutte le parti.
Non capisco se queste siano le prove generali per una prossima vita da romanzo o sono soltanto amplificata al mio massimo.
Anche perché ormai questa storia dura da almeno tre anni.
Da quando mi sono detta “deve cambiare qualcosa!”.
E sì che qualcosa è cambiato.
Mi guardo allo specchio alla ricerca dei segni di questo sbattimento micidiale e, a parte un’espressione un po’ stanca, da una che dorme poco insomma, non vedo tracolli evidenti. Anzi. Ho uno sguardo tutto nuovo e davvero tutt’altro che spento.
Faccio le scale correndo, con il fare di un bambino che gioca, e mentre le risalgo mi chiedo come cazzo faccio ad avere tutto questo entusiasmo. Mi chiedo da dove venga questa stupefacente energia e cosa c’entri con le mie tempeste interiori.
Che ci sono momenti che una marina di Turner non me la fa, né in drammaticità, né in melanconia.
Les autres accorrono ad intingere le loro quotidiane noie nella mia mai smessa ironia. E io mi chiedo spesso quando e dove potrò fare altrettanto. E se mi è davvero necessario farlo.
Ho deciso che il noviziato è finito. Ora sono pronta per darmi in sposa al mondo. Cercando, con tutte le mie forze, di essere Nel mondo e non essere Del mondo… Senza la presunzione di imitare santi ed iniziati, è ovvio.
Inanellerò esperienze, mi specchierò nei fatti.
Lascerò ciò che va lasciato e cercherò di identificarmi con forza in un fluire che non cristallizza, di volta in volta, la forma.
Ce la farò?
(Non mi sono drogata. Smettetela.)
Io voglio
Ho ripreso energia.
Salto la staccionata con un balzo solo, fulmineo, deciso, leggero.
E torno nell’Amore che tutto risana.
Qualunque sia la condizione.
Tutto è perfetto.
E non c’è altro da dire
Me lo dedico
Questo è il commento che ho postato sul blog di un’amica.
Si parlava di trovare la propria essenza..
Si parlava di predicare bene e razzolare male..
Si parlava del mondo che è come lo creiamo noi..
e cose simili.
Io stasera lo dedico a me stessa, senza riserve, nel tentativo di alleggerire una condizione un pò difficile.
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Allora, senti.
Premetto che oggi sono di pessimo umore quindi la mia comunicazione potrebbe non essere scevra da venature contraddittorie e/o da grossolani errori. Ma la vita è anche questa perciò non mi astengo e scrivo perché voglio scrivere.
Come sai anch’io predico bene, anzi, talvolta benissimo, ma poi razzolo da schifo, nel senso che cado. Cado mille volte.
Ma diciamoci un pò una cosa.
RICONOSCIAMO prima di tutto, che Scegliere bene è una fatica.
Ammettiamo la nostra fallibilità e ammettiamo che si, occorre svegliarci. Ma svegliarsi è faticoso, difficile. Svegliarsi è riconoscere come falso e superfluo quasi tutto quello che abbiamo creduto di essere fino ad ora.
Non molliamo la presa, no, questo mai. Ma vogliamoci bene lo stesso anche se qualche volta sbagliamo, cadiamo, neghiamo l’evidenza e restiamo ancora un attimo abbarbicati alle propaggini del mostro che ci devia da dentro.
Non siamo tutti uguali e non tutti possiamo prendere di petto la vita senza prendere dei colpi nella pancia.
Non mortifichiamoci per essere quello che di fatto siamo: esseri umani.
La prima Via è l’accettazione.
Il primo insegnamento di Matilde è stato questo: non serve a nulla forzarla e rincorrerla per prenderla in braccio. E farle fare quello che voglio io COME lo voglio io. (Che poi vorrei solo averla addosso per farle due coccole, alla fine).
Bisogna aspettare che raggiunga il suo momento di fiducia, senza che si senta sopraffatta da una volontà non sua e che non riconosce subito come benevola.
Allora piano piano capisce, “sente” e si avvicina. Mentre esplora tentennante ogni centimetro che ci separa, acquisisce elementi fino a sentire e riconoscere profondamente l’ambito emotivo in cui si sta muovendo. Poi, maturata la sensazione, si getta contro le mie mani in un impeto d’Amore mai visto.
Non prendiamo per la coda il nostro gatto (interiore…).
Utilizziamo volontà e fermezza ma con compassione ed amore.
Altrimenti creiamo un altro mostro. Solo più sofisticato.
Atti di volontà e sincero impegno.
Non Forziamo. Nessuna forzatura.
Non smettere mai di tendere al raggiungimento della tua Essenza: la vita serve a questo. Ma sii amorevole con te e i mostri allenteranno la presa più facilmente e più velocemente.
Diamoci respiro e possibilità, casso.
Non siamo poi così sbagliati.
Siamo solo dove siamo, in questo momento. E ci sarà una ragione anche per questo no?
Oggi è così
E’ una vita che non mi sento così.
Maledizione.
Una colonia gigante di tarme nella pancia e un uguale tormento, sommesso e continuo, nel petto.
Il muovermi senza una direzione.
Il galleggiare su un mare di scelte tutte plausibili e tutte difficili.
E un pietoso osservarmi, un paziente seguirmi, con sguardo accigliato,
forse un po’ preoccupato.
Un ritorno alle antiche cure, come modo per temporeggiare e sentirmi anche carnalmente.
Uno sforzo per muovermi secondo i binari degli ordinari giorni.
Non perderti. Non ti perdere.
Lasciati andare si, ma non perdere la visione di te.
Mi dico.
In tutto questo un’inedita sensazione di vitalità, mai vissuta insieme alla fatica di risalirmi.
Quando e se mi riconquisterò, stavolta avrò fatto un buon lavoro.
Con o senza.
Ciò che pulsa è vivo.
E io lo sento.
Ora posso uscire.
A dopo – sicuramente.
Progetto
Mi incanto, stanca del rincorrersi dei pensieri, dei tentativi di ragionare cose impossibili da razionalizzare e accedo accidentalmente a quel mondo fatto di immagini casuali e paesaggi surreali non strutturati.
Ci metto un attimo ad entrare in quel non luogo che in passato cercavo di conquistare con sensibile sforzo e disparate tecniche.
Mi fermo un attimo e nell’immobilità si apre il sipario che si sovrappone alla visione reale rivelando tutta la mia incoerenza, tutto il mio caos e tutti i sentieri possibili che pur essendo assolutamente a partata di mano, sembrano lontanissimi.
Vedo il mio campo pieno di scorie e particolari inutili.
Riesco ad intercettare gli ostacoli nascosti dietro alla mia presunta ricchezza interiore e comprendo che la frammentazione attraverso la quale mi esprimo è una ricercata e sofisticata via di fuga.
Il coltello che mi apre e mi esplora così profondamente e minuziosamente è un meraviglioso e spaventevole dono per questi miei anni.
Ho la voglia di entrare in questo paesaggio con un grande sacco nero in cui buttare piccoli arabeschi ormai deformati, decorazioni inutili e fuorvianti, frammenti di spazio-tempo ormai inerti da tempo.
Ho voglia di ripulire al massimo per trovarmi.
E per fare questo ho bisogno di uccidere tutto quello che sono stata fino ad ora.
Ho bisogno di estirpare tutto in tutto l’orto, dissodare la terra.
Ararmi, confondermi con il caos primigenio, destrutturami e tornare vergine.
E tutto questo forte impulso di distruzione – che potrebbe preoccupare più d’uno di voi che leggete – anziché abbattermi e rendermi ad un inquietante oblio, mi accende una fiamma, mi rivivifica, mi fa vibrare, mi espande.
E mi lascia intravedere una guizzo di Libertà.
Il percorso pare lento ed articolato. Ma non mi fermerò.
Tra il dire e il fare
Sono andata in giro dicendo, specie negli ultimi tempi, che Dare è più bello che ricevere.
Non so se involontariamente faccio opera di autoconvincimento e poi – e solo POI – ci credo, o se ho una specie di autoprecognizione.
Fatto sta che dopo essermi annunciata la scoperta di tale verità, ho toccato con mano più volte che è tutto vero.
Funziona proprio così.
Vuoi bene a qualcuno e lo stesso amore che elargisci nutre anche te.
Anzi, nutre soprattutto te.
Cerchi di aiutare qualcuno e il godimento che ne deriva ti riempie e ti fa esplodere come una cornucopia enorme, esagerata, sfrontata.
La compassione ti avvicina ad un’osservazione estatica della vita.
La generosità ti rende oggettivamente immenso.
L’Amore ti da la bellezza più bellerrima che c’è.
E notare bene che, se per caso dalla parte ricevente non arriva nulla in cambio,
E’ LO STESSO. Fa niente. E’ uguale.
Insomma, è veramente tutto dentro di noi.
Anche gli Altri sono dentro di noi.
Va bè, ragazzi. Un altro momento santo.
Di questi tempi tenetevelo stretto che qui si cambia come il vento.
A pensarci bene
Perché mai dovrei scegliere, andando a ridurre?
Io posso avere tutto.
Io posso essere tutto.
Gli strali del giovedì
Potrebbe anche essere divertente in fondo. Per chi legge, ovviamente.
Lo sapete che, come la ruota gira, la vita è ciclica e il giorno si alterna con la notte, io vivo momenti santissimi e, poco dopo, periodi di esplorazione forzata nel mio inferno personale, dove affronto a muso duro sordide emozioni e ingaggio lotte corpo a corpo con i miei soliti demoni.
Il volo non l’ho ancora spiccato, questo è chiaro. E perché?
Perché resisto con l’idea di avere un’origine a cui dedicare parte di me (una parte ho detto, non il 90% però!).
Ma questa cosa non esiste più. E io non la voglio capire.
E’ difficile per tutti prendersi la responsabilità di essere quello che si è. Molto meglio rivestire i panni del soggetto a costrizione, della vittima, dell’irrimediabilmente condizionato.
Io, nonostante le mie teorie, non la voglio proprio capire.
E il fatto che io non la voglia capire costringe la vita a farmi sparire mia madre, a svuotarmi completamente papà e non dico niente su mio fratello.
Su quest’ultimo ho delle pretese mica da ridere. Povera stella. A volte mi fa tenerezza.
In fondo lui fa la sua vita ed è assolutamente giusto così.
Anche se ogni volta che vado a far colazione mi faccio delle gran domande…
Ma sono comunque cazzi suoi. Peggio per lui. O meglio per lui. Io non posso giudicarlo.
E allora?
E allora ecco che scopriamo, dietro alla rabbia e allo scazzo, il dolore dell’antico abbandono (che si ripropone sotto mille fantasiosissimi travestimenti) e la bruciante consapevolezza di non essere ancora diventata veramente adulta.
E’ questo che mi fa male.
Finché misuro la mia entità attraverso le azioni e la presenza altrui ce l’ho nello stoppino (espressione dedicata a mia madre, che, naturalmente, non diceva mai “culo”).
La prima reazione a tutto questo è il desiderio di fuga.
Le impressioni si memorizzano e restano cristallizzate negli oggetti e nelle mura fisiche della quotidianità e io penso sempre più spesso che vorrei andarmene.
Tutte le volte che ho trascorso un certo periodo lontana dal “miei” posti, dalla mia casa, dalla mia famiglia, mi sono sentita libera. E anche cretina. Perché non essere capace di emanciparsi senza queste pseudo fughe, suona immaturo, ridicolo, cretino appunto.
Probabilmente quindi andarsene è una misura fasulla, ma come ogni buon rituale potrebbe essere una scelta utile a rinforzare il processo interiore.
L’ambiente è importante.
E’ vero che ci portiamo i mostriciattoli con noi. Ma è anche vero che se si è almeno minimamente consapevoli di questo, un’energia diversa aiuta parecchio.
Insomma molto meglio che farsi bloccare da una improvvisa e mai vista lombalgia. Tipo oggi. No?
Sarete stufi. Vado a fondermi con il divano finché non mi passa il broncio.
26 Luglio 2010
Sono cambiate molte cose, è vero.
E altre sono rimaste le stesse di sempre.
Non so se ho fatto dei passi avanti.
Si, certo, ne ho fatti di passi avanti.
Quello che volevo veramente dire è
che non so se, come sono ora, ti sarei piaciuta.
Comunque ho scoperto di somigliarti molto.
Ti vedo spesso nei miei tratti.
Negli occhi, nel sorriso specialmente.
Anche se non sorrido tanto come te.
Ma queste cose devo averle già scritte.
Mi ripeto. Tanto per cambiare.
Dicono che dobbiamo emanciparci da
certe “somiglianze” per trovare la massima
espressione nel nostro peculiare “essere”.
Ma, sinceramente, a me piace somigliarti.
Diciamo che ne vado anche un po’ fiera.
Oggi è il tuo compleanno.
E freghiamocene se il ricordarlo sempre
pare ogni volta un’inutilità, forse un po’ assurda.
Perchè noi facciamo quello che vogliamo, no?
Noi vogliamo essere Libere.
Tu mi sembravi libera.
E invece nemmeno tu lo eri.
Ma ci provavi. Ci hai provato.
Io conterei di portare avanti questo lavoro
anche per te.
Ciao
