Mare poco mosso

Conosco questo mio raro e benedetto momento di pseudo oblio.
Arriva da sotto e affiora sulla superficie della mia giornata.
Sale come una marea soffice ed ottundente, come un’enorme portata di panna montata, come la schiuma densa e profumata di un bagno cremoso.
E mi rende calma – pur se molto attenta – serafica.
La percezione è limpida ma i cannoni sono scarichi, il personale addetto a riposo e il comandante, calmo, quasi metodico, si limita a registrare ogni variazione di rotta con estrema precisione.
E’ uno stato dell’essere che assumo, dicevo, molto raramente.
Tanto raramente che non mi sento di interpretarne la motivazione, il vero fondamento.
Conosco solo la sua probabile origine e sento che la calma di oggi è un acciaio temprato dal fuoco più violento.
Una cosa che arriva “dopo”.
Va bè. Galleggio, fissa e appena mossa, come una boa al largo.
Si ha tempo quanto basta di guadagnare una certa distanza di sicurezza prima che un’ondata, strattonandomi forte, rompa la corda.
Nel caso di tale ipotetico avvenimento – qualcuno avesse dubbi – non andrò alla deriva.

La diga

Sono vicino al momento in cui la fisiologica tenuta
si trasforma in resistenza.
Prima che la pressione possa farmi scoppiare
apro un certo tot di finestrelle.

Dinamico standby

Come al solito, scrivo poco quando accade molto.
Sono giorni intensi, densi di vibrazioni irregolari, di impulsi che scalpitano,
imbrigliati da un tempo non ancora maturo.
Il ribollire vivace di una fanghiglia fertile, di un vulcano attivo ma calmo.

Con in mano un biglietto per destinazione ignota,
sono finalmente una donna in partenza.

Periodo Sparta

Questa necessaria fase di ancoraggio a terra, dopo innumerevoli voli pindarici,
porta con sé una sorta di piacere nell’affrontare e coltivare un certo lavoro fisico. Dopo tanta inerzia, dopo tante molli oscillazioni per appoggiarmi qua e la e per defluire pigramente nelle vie di minor resistenza, ecco quel misterioso piacere connesso alla fatica che può essere definita tale per chi da decenni non ha più usato il proprio corpo.
Ed ecco anche quella forza nell’abbattere il limite fisico (quasi sempre apparente e comunque non certo ultimo) che ha la sua poderosa controparte a livello psichico.
Mi pare quasi di aver addosso nuovamente l’occhio severo ma costruttivo di Saturno.
Cadono obsolete barriere. Pertanto cadono maschere, fronzoli e guarnizioni protettive.
La protezione viene eliminata in nome del vero e dell’aver realizzato di avere diritti.
E non solo doveri.
Non mi proteggo più io. E non proteggo più gli altri.
Questo è il periodo Sparta che mi si profila davanti.
Avrò il coraggio di attraversarlo con dignità e coerenza?
O finirà – ancora una volta – dopodomani?
Magari se vado a dormire ora ho buone speranze di averne la forza.
Sono le sette del mattino e io ho ancora addosso un freddo micidiale.
(Cosa suonano a fare le campane a quest’ora?)

L’Abbondanza

Oggi è caduta una barriera. Come mi succede di solito, di colpo.
So che potrebbe non essere una liberazione definitiva.
Anzi, non la sarà poiché è cosa antica e radicata.
Ma intanto uno sguardo al di là l’ho dato.
Ma quale povertà incipiente! Ma quale insufficienza!
Ma quali carenze strutturali, quali penurie materiali!
C’è abbondanza. Scoppio di cose. Ho tutto.
Anzi, ho molto di più. Ho troppo.

Oggi pomeriggio mi sono guardata bene allo specchio, con lo sguardo dritto
e crudo negli occhi.
Mi sono riconosciuta finalmente. Io sono qui. Non mi serve altro.
Ma quale casa. Ma quale divano. Ma quale pavimento da cambiare.
Ma quali gioielli che non ho. Ma quali accessori di lusso.
Ma quali oggetti morbosamente incollati ai miei anni. Ma quali ricordi.
Tutto è dentro di me. Anche mia madre. Non serve che tenga alcune sue cose.
Ma chi l’ha detto che per viaggiare per il mondo devo avere soldi?
Dormire in un albergo di lusso non cambierà di una virgola il mio status interiore.
Se posso bene, se non posso è uguale.
Quanto denaro e quanta energia sprecati per riempire i miei buchi.
Se non avessi sprecato avrei tutto quello che mi piace veramente.
E senza sensi di colpa.

Dio che liberazione!
Speriamo che duri.

La notte II

E’ notte, di nuovo.
Il mondo è chiuso fuori e io mi svelo, lentamente.
E srotolo oceani e distese verdi interminabili.
Illumino cieli e confino il buio in riposte porzioni di me
laddove già so, già conosco e posso riposare.
Mi raccolgo in un punto denso
per poi rifiorire ed erigermi con forza
sopra ogni illusoria impressione.
C’è un senso di totalità che non saprei spiegare
C’è un senso di unità che mi rassicura
La stessa che a tratti mi sgomenta.
Siedo immobile, eppure corro, mi muovo
risalgo, percorro, volo.
Nel silenzio comincio finalmente a sentire
le prime note della mia tanto desiderata canzone.
Buonanotte

Il dodicesimo mese

Ho capito che è Dicembre.
Ma non so bene di quale anno.
No, il calendario non c’entra.
Sarà stata la brioche, dirà qualcuno.
Il tempo non esiste, dirà qualcun’altro.
Fateli con la mia testa questi ragionamenti
e poi capirete che non è facile!
Pertanto, buongiorno gatti.

Sono circondata

Ho la stranissima e, soprattutto, inedita sensazione di essere arrivata ad una specie di punto di non ritorno.
Niente di drammatico. Qualcosa di molto simile ad un punto di svolta ad angolo acuto, molto deciso e determinante per le future direzioni..
E quante volte l’ho detto, mi direte voi (che nemmeno leggete perciò
figuriamoci se dite).
Ma le altre volte erano diverse: i cambiamenti sono sempre stati, come dire, subiti.
Arrivati dal cielo (o dall’inferno), trovati per strada, calati sulla testa come da una anomala cicogna.
Stavolta invece mi trovo in mezzo ad una specie di accerchiamento perpetrato da eventi e condizioni più o meno consapevoli, adocchiati da subito e nutriti da e con il tempo.
Eventi non sufficientemente potenti da sopraffarmi ma insidiosi e costanti nel loro procedere verso di me.
Soprattutto, sono tanti.
Le minime e folkloristiche conoscenze di fisica della sottoscritta, assunte empiricamente – non senza parecchie distorsioni interpretative – fanno pensare ad un’energia compressa in modo concentrico e centripeto che provocherà o un’esplosione per eccessiva condensazione della sottoscritta (più dura di così?) o un repentino innalzamento ad altro livello. Non necessariamente vantaggioso dal punto di vista evolutivo.
Sparata sulla luna come un razzo a strisce bianche e rosse.

Sto scrivendo cose importantissime ma noto in me e nel mio modo di usare le parole una certa ironia, quasi un compiaciuto divertimento.
Forse perché la vita scorre. Tant’è che pubblico in diretta senza nemmeno cambiare una parola.
Vorrei dire che sono quasi felice ma temo, nel farlo, di sembrare e sentirmi pazza.
E’ un periodo di vera merda, capite? Cosa c’è da essere felici?
Che sia questa la vita?

Traghetti cinesi

Sarà propizio attraversare la Grande Acqua?
Perché non ne posso davvero più.
E sto per farlo sul lavoro, anche se mi limiterò ad usare un traghetto.
La forza per il nuoto non ce l’ho ancora.

La notte

Alle 02.39 di un venerdì di Novembre la gente normale dorme.
E io invece sto qui, come fossi nata da due giorni, a contemplare l’universo.
Un universo che di notte si moltiplica per cento, per mille.
Che tende all’infinito così come all’infinito potrei estendere la mia percezione ora.
Sono sveglia, sono sveglissima.
La mia vibrazione e quella delle cose che mi circondano si fa quasi udibile.
Risuono così fortemente da non riuscire nemmeno quasi a pensare.
Con che cosa risuono non lo so.
Onestamente non mi interessa nemmeno saperlo ora.
Buonanotte.