Citazioni di Alina #5

“Se vai a finire nella bocca di un rumeno
non ti lava neanche l’Oceano Atlantico”

(25.12.2010, durante rilassate divagazioni sulle parolacce
dei rispettivi paesi d’origine)

Mi piacerebbe

Svegliarmi in tempo per vedere l’alba
e cogliere quel silenzio vergine del primo mattino
e uscire di casa con già dentro una storia.

Sveglia!

Quando sono tentata di sceneggiare platealmente qualche dolore,
o di farne un onda da cavalcare per mille e disparati scopi,
un paravento comodo per non fare fatica,
un modo raffinato per controllare le cose,
penso a mia madre.
Che stava male e non si è mai lamentata.
Che mentre stava morendo non ce lo ha mai mostrato.

Periodo Sparta

Questa necessaria fase di ancoraggio a terra, dopo innumerevoli voli pindarici,
porta con sé una sorta di piacere nell’affrontare e coltivare un certo lavoro fisico. Dopo tanta inerzia, dopo tante molli oscillazioni per appoggiarmi qua e la e per defluire pigramente nelle vie di minor resistenza, ecco quel misterioso piacere connesso alla fatica che può essere definita tale per chi da decenni non ha più usato il proprio corpo.
Ed ecco anche quella forza nell’abbattere il limite fisico (quasi sempre apparente e comunque non certo ultimo) che ha la sua poderosa controparte a livello psichico.
Mi pare quasi di aver addosso nuovamente l’occhio severo ma costruttivo di Saturno.
Cadono obsolete barriere. Pertanto cadono maschere, fronzoli e guarnizioni protettive.
La protezione viene eliminata in nome del vero e dell’aver realizzato di avere diritti.
E non solo doveri.
Non mi proteggo più io. E non proteggo più gli altri.
Questo è il periodo Sparta che mi si profila davanti.
Avrò il coraggio di attraversarlo con dignità e coerenza?
O finirà – ancora una volta – dopodomani?
Magari se vado a dormire ora ho buone speranze di averne la forza.
Sono le sette del mattino e io ho ancora addosso un freddo micidiale.
(Cosa suonano a fare le campane a quest’ora?)

L’Abbondanza

Oggi è caduta una barriera. Come mi succede di solito, di colpo.
So che potrebbe non essere una liberazione definitiva.
Anzi, non la sarà poiché è cosa antica e radicata.
Ma intanto uno sguardo al di là l’ho dato.
Ma quale povertà incipiente! Ma quale insufficienza!
Ma quali carenze strutturali, quali penurie materiali!
C’è abbondanza. Scoppio di cose. Ho tutto.
Anzi, ho molto di più. Ho troppo.

Oggi pomeriggio mi sono guardata bene allo specchio, con lo sguardo dritto
e crudo negli occhi.
Mi sono riconosciuta finalmente. Io sono qui. Non mi serve altro.
Ma quale casa. Ma quale divano. Ma quale pavimento da cambiare.
Ma quali gioielli che non ho. Ma quali accessori di lusso.
Ma quali oggetti morbosamente incollati ai miei anni. Ma quali ricordi.
Tutto è dentro di me. Anche mia madre. Non serve che tenga alcune sue cose.
Ma chi l’ha detto che per viaggiare per il mondo devo avere soldi?
Dormire in un albergo di lusso non cambierà di una virgola il mio status interiore.
Se posso bene, se non posso è uguale.
Quanto denaro e quanta energia sprecati per riempire i miei buchi.
Se non avessi sprecato avrei tutto quello che mi piace veramente.
E senza sensi di colpa.

Dio che liberazione!
Speriamo che duri.

La Verità vera

Vuotare il sacco a prescindere è, nella maggior parte dei casi, una caduta, un resa, un atto di debolezza: l’incapacità di sostenere le proprie scelte in totale responsabilità personale.
Tacere è faticoso, tacere è un peso, tacere è lasciar congelata una parte di sé costringendo se stessi ad una forzata economia energetica.
E progredendo nell’esistenza, e cercando di fare questo nel modo più costruttivo e sano che si possa concepire in un dato attuale momento, risulta evidente l’importanza sempre maggiore di essere veri e di dire sempre la verità.

Mi hanno insegnato un’unica regola: dire la verità senza ferire.
Non ferire. Dire la verità in modo da non ferire.
E se non è possibile non ferire, non dire.
Oggi mi sto chiedendo quante volte ho rispettato questa regola per autentica necessità.
Quante volte ho detto e ferito per debolezza.
Quante volte non ho detto – mentre avrei dovuto e potuto – per paura.

Non è un’analisi pesante.
Ma i futuri esiti di questo bilancio provocheranno grandi cambiamenti.

La notte II

E’ notte, di nuovo.
Il mondo è chiuso fuori e io mi svelo, lentamente.
E srotolo oceani e distese verdi interminabili.
Illumino cieli e confino il buio in riposte porzioni di me
laddove già so, già conosco e posso riposare.
Mi raccolgo in un punto denso
per poi rifiorire ed erigermi con forza
sopra ogni illusoria impressione.
C’è un senso di totalità che non saprei spiegare
C’è un senso di unità che mi rassicura
La stessa che a tratti mi sgomenta.
Siedo immobile, eppure corro, mi muovo
risalgo, percorro, volo.
Nel silenzio comincio finalmente a sentire
le prime note della mia tanto desiderata canzone.
Buonanotte

Il dodicesimo mese

Ho capito che è Dicembre.
Ma non so bene di quale anno.
No, il calendario non c’entra.
Sarà stata la brioche, dirà qualcuno.
Il tempo non esiste, dirà qualcun’altro.
Fateli con la mia testa questi ragionamenti
e poi capirete che non è facile!
Pertanto, buongiorno gatti.

Sono circondata

Ho la stranissima e, soprattutto, inedita sensazione di essere arrivata ad una specie di punto di non ritorno.
Niente di drammatico. Qualcosa di molto simile ad un punto di svolta ad angolo acuto, molto deciso e determinante per le future direzioni..
E quante volte l’ho detto, mi direte voi (che nemmeno leggete perciò
figuriamoci se dite).
Ma le altre volte erano diverse: i cambiamenti sono sempre stati, come dire, subiti.
Arrivati dal cielo (o dall’inferno), trovati per strada, calati sulla testa come da una anomala cicogna.
Stavolta invece mi trovo in mezzo ad una specie di accerchiamento perpetrato da eventi e condizioni più o meno consapevoli, adocchiati da subito e nutriti da e con il tempo.
Eventi non sufficientemente potenti da sopraffarmi ma insidiosi e costanti nel loro procedere verso di me.
Soprattutto, sono tanti.
Le minime e folkloristiche conoscenze di fisica della sottoscritta, assunte empiricamente – non senza parecchie distorsioni interpretative – fanno pensare ad un’energia compressa in modo concentrico e centripeto che provocherà o un’esplosione per eccessiva condensazione della sottoscritta (più dura di così?) o un repentino innalzamento ad altro livello. Non necessariamente vantaggioso dal punto di vista evolutivo.
Sparata sulla luna come un razzo a strisce bianche e rosse.

Sto scrivendo cose importantissime ma noto in me e nel mio modo di usare le parole una certa ironia, quasi un compiaciuto divertimento.
Forse perché la vita scorre. Tant’è che pubblico in diretta senza nemmeno cambiare una parola.
Vorrei dire che sono quasi felice ma temo, nel farlo, di sembrare e sentirmi pazza.
E’ un periodo di vera merda, capite? Cosa c’è da essere felici?
Che sia questa la vita?

Traghetti cinesi

Sarà propizio attraversare la Grande Acqua?
Perché non ne posso davvero più.
E sto per farlo sul lavoro, anche se mi limiterò ad usare un traghetto.
La forza per il nuoto non ce l’ho ancora.