Categoria: atto interiore
Vite
I palazzi del ‘600 e le memorie di secoli incastonate negli interstizi erosi dal tempo.
Le nostre vite, un refolo di vento.
La via Appia scandita da ciottoli millenari, su cui vibrano ancora i calzari di coloro che fummo.
Le nostre vite, un solo respiro.
Gli alberi e le colline. E la terra, memore di infiniti passi.
Le nostre vite, un velocissimo gesto.
Le grandi opere che sanno parlare la lingua di ogni tempo.
Le nostre vite, un filo sottile.
I frutti dell’Uomo, la traccia eterna.
Le nostre vite, anelli di una lunga catena.
I mondi nel Cielo, le galassie, le stelle.
Le nostre vite, materia preziosa di un’istante.
Meteo di gennaio

Anche se sono abituata, mi sorprende sempre come una folata di vento appena girato l’angolo, il fatto che nelle cose importanti si è sempre soli, faccia a faccia con se stessi.
Soli a cavalcare le onde dell’emotività, a fronteggiare le tempeste interiori che nessuno, da fuori, può percepire nella loro reale intensità.
E a noi si svela la più grande verità: siamo totalmente responsabili e ferocemente liberi.
Tanto per essere confermata come sempre, sta tuonando.
Ho anche preso una ramata di grandine a Sestri.
Ci sarebbe da chiedersi se è il temporale a scendere in me, se sono io a proiettarlo, o se finalmente, in un certo senso, sono assolutamente sincrona con il respiro di questa Terra.
Comunque un temporale a gennaio mi fa specie.
E anch’io mi faccio specie.
Sarebbe il momento di scalpitare.
E invece solo per un attimo è stata festa. E solo per me.
Per cui cessa di esserla immediatamente.
Ogni conquista merita una celebrazione, un entusiasmo, una festa.
Ma questa conquista ha un neo.
Per alcuni è una follia. Per altri è logico, “normale”.
Chi veramente può bere una coppa insieme a me?
C’è una paura gigantesca all’orizzonte, una massa minacciosa come il nuvolone grigio scuro che oggi incombeva dal ponente.
C’è anche la consapevolezza che si tratta appunto solo di un nuvolone.
E il nuvolone non è il cielo.
Grazie a Dio, c’è il Cielo!
Ma tant’è, al momento, di ombrelli non ce n’è.
Buona giornata gatti.
Visioni

“Evoluzione.
Ho avuto proprio stamattina una specie di scoperta su questo ma non saprei descriverla. È ancora fresca. La nota più evidente è che io sto osservando tutto. Tutto. Anche me. E anche il tempo da prima che nascessi. Va be’. Non so dire.
C’è una specie di trama a più dimensioni. Tutto è un magma apparentemente indifferenziato.
I confini della forma sono illusori. Non so dimostrarmelo ma comincio a sentirlo.
E tutto si muove continuamente senza posa. I famosi fotogrammi li facciamo noi con l’apparato tridimensionale (mente) che non può contenere il divenire se non infilzando le varie sfaccettature della realtà in un filo chiamato tempo.
Le memorie non possono essere vive.
In questo senso non esistono. Ma all’interno dell’umano (la sua parte nella materia, la mente e l’evoluzione del corpo) necessariamente hanno un peso.”
E ti fissano sul fondo dell’Abisso.
La Promessa
Ma sono capace a farmi una promessa, dico una?
È così difficile deragliare dal solito binario?
Ma di quali altri segni ho bisogno?
Cerco di dormire va.
Sono tutta uno spreco di energia.
Buonanotte gattacci.
Il Grazie ad un Maestro
Questa è una foto che ti ho scattato qualche anno fa.
Per la tua voce non mi serve aiuto: riecheggia in me molto facilmente. Riecheggiano le tue battute, le Verità che ci hai sempre molto generosamente passato.
Il mio GRAZIE va oltre la riconoscenza per gli insegnamenti delle ES: tu mi hai anche indicato un sentiero molto più importante, con il quale ho potuto iniziare ad approfondire seriamente il Conosci Te Stesso.
E’ un’ora buona che cerco una tua vecchia mail inviatami quando la morte di mia madre era ormai imminente: dicevi che quando sarebbe stata la tua ora, tu saresti stato sereno perchè speravi, e ti aspettavi, che subito dopo il Passaggio uno dei Maestri (MK, non a caso…) ti avrebbe preso per mano.
Spero davvero che sia andata così.
Ti ho voluto e ti voglio un bene pazzo.
Grazie di tutto
Romana
Questo è il post che ho appena pubblicato quasi viralmente su FB, nella mia pagina e nelle pagine dei gruppi nati attorno al lavoro di questo grande uomo.
Mi rendo conto che la cosa mi sta toccando in modo che non mi aspettavo.
Da gambe molle e tachicardia, dico.
Non so se sia plausibile o fuori luogo, visto che nella vita privata non siamo mai stati amici stretti.
Ma da tutto questo capisco una cosa: quando si condividono contenuti IMPORTANTI, il legame con certe persone ha una profondità stupefacente.
Non è un fatto mondano. Non è teatro.
Non è nemmeno solo gratitudine.
E’ la manifestazione di quella condivisione autentica che rivela un’origine comune, quella fratellanza interiore, quella provenienza spirituale condivisa di cui si parla spesso nei baracconi dei social-spiritual-network. E spesso a sproposito.
Quella di oggi è una cosa vera.
Questa volta, caro Roberto, come hai sempre detto tu, non è il caso di CREDERE.
Io non credo.
Non credo ma SO perché SPERIMENTO.
Ciao.
Buon Natale
Se ne sentono i passi come in un corridoio.
Un corridoio vuoto. E buio. Tipico da brutto sogno.
Passi tignosamente cadenzati e regolari.
La festività si avvicina.
E io sono ancora cosparsa da frammenti teoricamente nostalgici e in realtà ormai effimeri.
Sono grande cazzo. Non posso più pensare di passare il pomeriggio del 25 sul divano di casa (dei miei) a sonnecchiare incastonata nell’ingombrante forma di mio fratello, con la pancia piena e il rumore dei piatti che mia madre sta lavando.
So di aver già descritto questa scena l’anno scorso o forse due anni fa.
Del resto Natale c’è ogni anno.
Le memorie sono delle trappole micidiali. E il business lo sa: e ti ripropone colori, odori, sapori e queste cavolo di musichette.
Io amo la radio, al contrario della televisione che ipnotizza senza rimedio.
Ma in questi giorni anche la migliore emittente possibile diventa un insopportabile accozzaglia di campanellini e melodie di giurassica memoria.
No, non sono mica cattiva. E nemmeno sarcastica.
Sono legittimamente innervosita perché mi sento in difetto.
Mi sento in difetto di famiglia.
Ormai lo sapete tutti, quella d’origine non c’è più e i miei gatti, ipotizzassimo una sorta di transfert, non ce la possono fare. E la famiglia a cui tendo, ancora troppe volte, scivola dalla mia comprensione come un’anguilla spaventata tra le mie mani. Mani ancora deboli, inesperte.
E allora spero che queste festività passino alla velocità della luce.
Perché in realtà mi piacciono. Mi piacciono proprio nel loro potere di aggregazione e per quella quota di temporanea apertura di cuore che pur essendo appunto momentanea, è reale.
Un attimo di amore cosmico.
Indifferenziato, indiscriminato, incondizionato.
Non è un fatto religioso. Non solo. (La religione non è mica solo il bambin Gesù con bue, asinello, e pecore in mezzo al muschio). Ormai è una gigantesca eggregora che non risparmia nessuno.
E i più deboli, se non sono in regola, ci lasciano anche le penne.
Emotivamente. Metaforicamente. I più sfortunati anche fisicamente.
Il Die Solis Invicti mi piace. Perché mi annuncia la luce.
È perché anche se difettosa sono una che ama.
Si tratta solo di resistere all’attacco delle antiche memorie.
Sempre più deboli. Lo devo dire.
Questo l’ho scritto qualche giorno fa.
Com’è andata? Bene.
Perché anche se sono difettosa sono una che ama.
E l’amore, che sbatte a casaccio contro le mie pareti prima di trovare una via d’uscita decente, nutre parecchio.
Buon Natale a tutti.
Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo la Luce che sale.
Soluzioni

Oscillo tra l’Amore e una bruciante infinita povertà.
Si capisce dov’ero ieri. E si capisce che oggi no.
Non sto a fare il solito quadretto di metafore e spiegazioni per dire cosa mi succede, per far sapere quanto sanguino, da quanto tempo e quanto male fa, perché non è divertente e, alla lunga, divento noiosa.
Ma dopo tanta esperienza – siccome posso piangere a comando, pulirmi correndo, respirando, posso restare immobile quando dentro la frana è nel suo pieno precipitare – mi sento di poter dire una cosa:
ormai sono padrona del mio corpo fisico.
Questo è solo il primo passo.
Poi, in teoria, ci sarebbe la padronanza mentale.
La quale permetterebbe una quieta osservazione della sfera emozionale.
Osservare e, nell’atto di portare alla luce, automaticamente dissolvere e/o trasmutare.
Permetterebbe inoltre di aprire gli occhi su tutta una serie di cose in modo da saper impedire danneggiamenti ed autodanneggiamenti della sottoscritta.
Parliamoci chiaro: sono tutti auto-danneggiamenti.
Niente e nessuno possono farti male più di una volta senza il tuo permesso.
(Peccato che tu non ci sei, quando è ora di fare determinazioni.
E nella confusione del momento, sul palcoscenico ci va la tua identità peggiore: quella meno adatta al caso.)
Alla seconda occasione, il male tollerato è già meritato.
E te lo sei fatto proprio tu.
Quindi? Quindi niente.
Ma non faccio prima a diventare una stronza inveterata?
Per sempre
Mia illusione.
Mio vuoto
mia ferita
mio fiore
mia speranza
mio demone
mia disfatta
mio fuoco
mio grido
mia Via.
Mio baratro
mia mente
mio dolore
mio specchio
mio sorriso
mia rabbia
mia gioia
mia musica
mio silenzio.
Mio sole
mio inverno
mio aguzzino
mio miraggio
mio cielo
mio gelo
mia tempesta.
Mio inganno
mia rinuncia.
Mia carne
mio destino
mia solitudine.
Mio amore.
Rehab

Scusate, ma al momento di pubblicare ho pensato che è meglio tacere.
Aggiornerò l’articolo più avanti, quando sarò più a piombo.
Giuro che non manometterò alcuna parola.
La foto però la metto perché mi piace troppo.
Ecco il testo (19.12.12);
Discalimer: questa è una lagna, sappiatelo.
Sono cattiva come sono cattivi tutti quelli che non stanno bene.
I cattivi non esistono.
Esistono solo persone che non stanno bene.
Adesso posso permettermi tutto.
Tutti possono sempre permettersi tutto.
Solo che molti non lo sanno.
Io ora lo so al 90%.
Ma non ce la faccio comunque.
La sutura è completata e brucia, ma uno l’ho tirato fuori.
E ora lo vedo.
Quando le cose le vedi, va già meglio.
Non serve sempre pensare, immaginare, indovinare.
Basta guardare. Percepire l’assetto della materia. I fatti.
Aprire gli occhi dopo un lunghissimo periodo di illusione e osservazione viziata.
Accorgersi che i pesi accumulati a grammi hanno formato una tonnellata.
È evidente ma lo dico: sono addolorata.
Delusa da me stessa e arrabbiata – moltissimo – con me stessa.
Ho mendicato. Che cosa meschina.
Sono stata stupida e inefficace. Il massimo dell’inettitudine.
Ho accettato di passare per l’immatura, l’inopportuna, l’insufficiente della situazione. Ho accettato il dubbio
Hai finito di giocare con le mie frattaglie, piccolo Freud.
Che poi quando devo ricucirmi resto sola come un cactus in Arizona, e non c’è nessuno a passarmi i ferri.
(foto: palla di proiettile, cimelio di famiglia, risalente forse – ma davvero non so – alla seconda guerra mondiale) (perché noi si tiene tutto).


